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Mare consapevole

Mare consapevole

Andare sott’acqua, trattenere e controllare il respiro è un’azione innaturale che qualche volta crea angoscia.

Le acque aperte, queste grandi sconosciute per noi. 

Immergersi in acque aperte significa, cambiare ambiente, andare in un mondo per noi sconosciuto.
Trovarsi in un ambiente diverso da quello in cui generalmente viviamo è già un cambiamento che attiva una serie di reazioni nel nostro inconscio e che influenzano enormemente il nostro stato psichico e di conseguenza i nostri comportamenti.  

Il corpo si deve abituare ad un ambiente differente da quello terrestre in quanto si ha una differente percezione della forza di gravità e della temperatura. Direi, che si attiva un rapporto intenso con il mare o con il lago che richiede molta interezza psicofisica. Si presta più attenzione al corpo, alla propria vita e quindi alla propria vulnerabilità

Pur essendo molto in confidenza con le acque aperte e sicuramente una nuotatrice esperta, ricordo più di una situazione di forte ansia all’immergermi in acque buie e fredde oppure in un mare agitato prima di una gara. Cuore e lacrime in gola, fiato corto e terrore negli arti. 

Una CONSAPEVOLE e irruente sensazione di paura che riesce a paralizzarmi. 

Come uscirne? – mantenere la concentrazione e il controllo della respirazione.

Il respiro è un terreno solido e stabile dove rifugiarsi. Ogni volta che vengo travolta dalla paura o dall’ansia cerco di tornare al respiro e ristabilire velocemente il presente e la consapevolezza del momento. 

l'attimo della partenza di una gara di Triathlon è uno dei più delicati.  Si parte da situazioni diverse: dal pontone, dalla spiaggia, dall’acqua. Nelle gare di nuoto la partenza è sempre dal blocco. 
Al suono della sirena, gli atleti si lanciano sgomitando e scalciando per prendere lo spazio fisico per iniziare a nuotare.
Nuotare in gruppo non è semplice, quindi è opportuno verificare le dinamiche di movimento e di gestione della respirazione in un contesto che non è quello della piscina.

Percezione

Allenamento abbastanza impegnativo anche se la percezione nel durante era di aver eseguito bene la completa tabella. 

Non avevo le lenti e nella seconda parte della piramide nei 400m  e 300m ricordo di essermi fermata qualche secondo a guardare quante vasche mancassero. Ero ubriaca!

Poi ho realizzato che in realtà sono andata sempre in diminuendo. 🙁

Corey Hart, Kim Richardson, and Jonathan Roy – “One”  Ad occhi chiusihttps://www.youtube.com/watch?v=fotiA18XDPg

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